Gli ebook sono una vera rivoluzione?

03-aprile-2012 - pubblica su Facebook LinkedIn Xing Twitter FrienFeed Technorati Google Ok Notizie Thumblr

La rivoluzione degli ebook fa rima con ristrutturazione. A meno che...

Tra gli addetti ai lavori si dà per scontato che oggi l'editoria sia un settore ad "alta innovazione". È senz'altro vero, ma è solo questo? I più accorti, tra cui Giuseppe Granieri, non si fermano qui e si spingono a dire che è tutto il mondo dell'industria culturale ad essere oggi un settore ad "alta innovazione". In questo ragionamento si dà per scontato, però, un concetto, quello stesso di innovazione. Lo si considera un percorso che non é possibile influenzare, ma solo subire passivamente. Ecco, io penso che questa sia solo una faccia della medaglia che rappresenta il lavoro culturale nella prossima fase storica, ma non è il caso di disperarsi. Semmai quello di agire.

La scomparsa del lavoro nella cultura

L'avvento dei libri elettronici  a livello di massa significa molte cose, tra queste l'affiancamento di un nuovo canale distributivo a quelli tradizionali (librerie, supermercati, edicole): il nuovo canale è invisibile e riguarda le piattaforme di distribuzione ( es. Stealth o Edigita ) che permettono di caricare un libro sul loro sito per poi riversarlo sulle librerie online. Se i libri elettronici sostituiranno in massa quelli di carta (e io sono convinto che sarà così) l'adozione di queste piattaforme significa che non ci sarà più bisogno di librai, di chi li porta in giro sui camion e, forse, neppure di chi li presta.

Anche le biblioteche a rischio

Con il gran parlare che si fa del digital lending non si considera che se il prestito digitale si può fare da casa allora perché mai una amministrazione pubblica dovrebbe continuare a pagare strutture come le biblioteche di oggi che nel prestito di libri di carta ha una delle sue attività da cui deriva il riconoscimento sociale della loro esistenza? Perché mai un politico, di qualsiasi parte, dovrebbe inserire nel suo programma e nei suoi investimenti la difesa delle biblioteche quando la stessa funzione verrebbe svolta dal digital lending?

So bene che che la funzione della biblioteca va ben oltre il mero prestito e ritiro di libri, ma è così che viene percepito dalle persone “normali” che sono quelle che in biblioteca non ci sono mai andate, ma che invece vanno a votare...

Ogni volta che l’economia sposa la tecnologia

La sintesi di questo ragionamento è semplice: se l’economia viene lasciata andare dove la conduce la legge di gravità del profitto tutto ciò è inevitabile. L’effetto dell’innovazione tecnologica sui singoli attori economici è, purtroppo, molto semplice da leggere e quel che viene spacciato per "rivoluzione" è una violenta ristrutturazione.

In Italia oggi ci sono oggi migliaia di librerie che verranno decimate e affiancate da un piccolo gruppo di nuovi attori i cui nomi si contano sulle dita di una mano (Amazon, qualche piattaforma di distribuzione, qualche store online). La tanto spacciata rivoluzione digitale allora non è altro che un brutale riassetto degli equilibri di potere interni all'economia della cultura. Con una differenza rispetto ad altri settori industriali più “grandi”: la totale assenza degli ammortizzatori sociali. Ha ragione Granieri quando afferma che non è solo il settore editoriale ad essere ad “alta innovazione”, ma tutta l’industria culturale che, infatti, viene investita da processi analoghi caratterizzati dall’espulsione dal mercato del lavoro di persone che per una vita hanno svolto un determinato lavoro. Un lavoro che ora, semplicemente, non c’è più.

Ma c’è un’altra possibilità, anzi mille: l’occupazione dei nuovi spazi sociali

In seguito a questi sconvolgimenti quel che resta  a disposizione delle persone comuni, dei lavoratori della cultura, dei lettori di libri e degli autori sono gli spazi sociali. Ma spazi sociali che non sono quelli che abbiamo frequentato fino a ieri come librerie e biblioteche. Spazi che per ora hanno solo nomi provvisori che richiamano esperienze antiche, ma già oggi rappresentano processi molto diversi da quelli originari: il diffondersi a macchia d'olio dei gruppi di lettura, nuove modalità di immaginare la forma e le funzioni delle biblioteche, l'assoluta autonomia sul processo di produzione del pensiero dei selfpublishers... ecc. ecc.

Se innovazione deve far rima con rivoluzione bisogna cominciare dal rendersi conto della realtà violenta dei processi economici come sono. Non credo che il flusso in cui siamo immersi sia reversibile. Il mondo dei libri di carta con i suoi riti e i suoi circoli di potere appartiene già alla storia. Ma non siamo ancora di là. Il ponte verso il nuovo non lo abbiamo ancora attraversato. Sopratutto, il mondo è che è di là, è ancora tutto da costruire.

E non possiamo lasciare solo ad Amazon il compito di farlo.

La scomparsa del libro di carta ci mette di fronte all’essenza: all’essenza dei rapporti economici, ma anche di quelli sociali.
La rivoluzione non scaturisce mai da una tecnologia ma dalla necessità di rapporti sociali di qualità, da luoghi che li facilitano, da spazi, in rete e fuori, dove le persone si mettono insieme per fare un pezzo di strada verso un mondo che è diverso da quello in cui vivono. Perché quello in cui viviamo oggi non è sufficiente, produce troppa infelicità. Dobbiamo scrutare la palla di vetro e osare guardare dove sembra non esserci nulla: librerie dove non si vendono libri, biblioteche dove non si prestano libri e scuole dove non si danno voti (sì anche le scuole saranno investite dall’innovazione dei libri).

Librerie, biblioteche e scuole dove la cultura non sarà più (soltanto) un’industria, ma anche la libera espressione del pensiero creativo di chi le vive. E nessuno potrà immaginare di chiuderle solo perché è arrivata una nuova diavoleria tecnologica come gli ebook. È un mondo che non c’è ancora, ma qualcuno lo dovrà costruire.
Questo qualcuno siamo noi.


P.S.

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La spirale dell'innovazione: dal dire al fare

A parlar di innovazione sociale si fa presto. A farla un po' meno. Per questo ho realizzato una sintesi di esperienze sul campo e le ho messe a disposizione di chi voglia usarle. Si tratta de "La mappa degli innovatori di ogni giorno". Perché ognuno di noi può usare le tecnologie e il proprio sapere per tentare di migliorare il mondo in cui vive. Questa mappa nei prossimi mesi diventerà un libro e, in questo momento, mi permette anche di raccogliere le opinioni delle persone che la utilizzano proprio sul concetto di innovazione.
Se ti interessa la puoi scaricare qui.






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Chi ha letto il libro dice che:

Gino Roncaglia, Io Scrivo, Corso di scrittura creativa del Corriere della Sera
Nell'Elogio degli e-book Mauro Sandrini descrive una delle ragioni più interessanti che possono spingere all’autopubblicazione: il passaggio dalla vendita del libro-prodotto all’idea del libro-incontro, svincolato dalle logiche di mercato, in grado di aprire uno spazio di interazione diretta fra autore e lettore.

Stefano Dazzan
L’ennesima sbrodolata su cosa sono gli e-book, cosa occorre per leggerli e dove trovarli, a pagamento o gratuitamente. Scordatevi tutto questo.
‘Elogio degli e-book’ è un bellissimo viaggio all’interno del cambiamento che ci porterà inevitabilmente, presto o tardi, a sostituire i vecchi libri di carta con quelli in formato elettronico (o, se non a sostituirli, almeno ad affiancarli in modo sostanziale). Ci insegna e ci spiega perchè non aver paura del cambiamento...

Guido Dettoni
Complimenti all'autore per questo lucido e brillante testo.
È il primo e-book che acquisto dopo anni di e-reading. Un rituale data la scelta del titolo.
Ho deciso di regalarlo perché è affascinante.

Sandro Calliera
Quando ho letto della distinzione tra merce-libro e libro-bene mi sono commosso.
Questo eBook ha il raro pregio di coniugare le informazioni trattate con la dovuta sistematicità con i sentimenti.

Alessandro Berio
L'autore offre una appassionata e precisa introduzione al mondo del libro elettronico, partendo dall'esperienza personale e realizzando, nei fatti, un saggio elettronico dal carattere sostanziale e, lasciatemi scrivere, profetico

Francesco Rigoli 
Elogio degli ebook é una dichiarazione d’amore, sostenuta da argomenti validissimi, per la rivoluzione in atto nel nostro modo di rapportarci ai libri. Non è un manuale tecnico, anzi, ma una riflessione fatta con il cuore e con la mente da un lettore appassionato, proprio come te. L’ho letto, e ne sono rimasto affascinato! 

Salvatore Nascarella
Su un punto mi trovo in disaccordo: l'autopubblicazione. Non mi piace il concetto. L'editore (quello serio) lavora sulla selezione del testo, lavora sulla redazione, sulla qualità grafica, sulla leggibilità. Un libro senza editor, senza redazione, senza correttore di bozze, e senza impaginazione (anche ebook) è solo uno scritto. Anche Stephen King che si auto pubblica e vende i capitoli sul proprio sito, immagino abbia comunque dietro un editor ecc., anche se non esplicitato: è necessario per il bene della letteratura stessa, così come per la musica è necessario un produttore. Editori e produttori hanno cambiato alcuni originali, facendone capolavori (es. musicale Brian Eno).

Emanuela Zibordi 
L'ho letto con attenzione pur essendo una semplice lettrice perchè a volte si colpevolizza troppo chi sposa la lettura in digitale, prospettando chissà quali catastrofici scenari editoriali. Sandrini mi ha rassicurato. A coloro che mi vedono con l'e-reader in mano e mi dicono: "io non so rinunciare al libro cartaceo perchè mi piace l'odore della carta" rispondo: "io impazzisco per l'odore del kindle e tutto quello che ci sta dietro" ;-)

Eleonora Pantò
Mi aspettavo un libro esclusivamente centrato sui vantaggi dell'autopubblicazione ed invece è stata una piacevole sopresa leggere del rapporto con i libri e con la loro fisicità. Mi sono piaciute molto le espressioni "nicchie di umanita'" e "occasioni di partecipazione", che grazie a un libraio (o librante) competente permettono all'autore e al lettore di conoscersi.

Agostino Quadrino
Bello, chiaro e acuto, soprattutto nella breve disamina dei fattori economici che determinano il cambiamento in atto con gli e-book, ovvero l'abbassamento della soglia d'ingresso per autori ed editori, erodendo potere al capitale e trasferendolo sul lavoro e il talento.

Fulvio Capacci
I libri per bambini non si protranno trasformare in ebook, almeno non quelli per i più piccoli.
Come faranno a tirare linguette, a guardare le immagini e scoprirle al tatto e, cosa più importante, strappare le pagine? Affideresti il tuo ebook a un bambino di 10 mesi?
Forse il futuro delle tipografie può essere qui, anche se molti già da ora li fanno stampare in Cina.

Prisca Cannas
Elogio degli E-book, è un invito a superare ogni resistenza all'innovazione non in nome di una venale economicità, bensì per uno scopo ben più elevato. Con l'e-book la parola scritta, non viene imposta dall'editore o dalla grande distribuzione, facendola diventare quasi informazione da subire passivamente, ma viene più liberamente scelta dal lettore, meglio, viene condivisa dall'autore dando vita a un processo che attua la più grande forma di democratizzazione della conoscenza mai avvenuta finora. 

Maurizia, Cuochisentimentali
Non è un libro tecnico è un libro sull’umanità dei libri, su tutti noi, su quanto ci perdiamo a correre e a teorizzare e quanto poco pensiamo a cosa è importante.
Quello che mi convince è il progetto che c’è “dentro” a questa nascente casa editrice che pubblica libri di persone che si potranno toccare, raggiungere, senza bisogno di agenti e di incontri in libreria, che raccoglieranno il filo rosso e lo scambieranno con i loro lettori… troppo utopica la sua idea oggi in tempi di crisi dei valori? Oppure assolutamente necessaria ?
Non è nel mio carattere "elogiare" , leggetelo ne sarete sorpresi.


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